L’Università di Bologna continua a distinguersi per attrattività e sbocchi occupazionali. Lo confermano i dati del Rapporto 2025 di AlmaLaurea, che fotografa sia il profilo dei laureati sia la loro condizione lavorativa a distanza di uno e cinque anni dal conseguimento del titolo.
Su un campione complessivo di oltre 305mila laureati provenienti da 80 atenei italiani, più di 20mila sono dell’Alma Mater di Bologna. Tra questi, il 45,8% arriva da fuori regione, una quota nettamente superiore alla media nazionale (24,5%). Cresce anche la componente internazionale: il 7,6% dei laureati ha cittadinanza estera, contro una media italiana del 5,3%.
A incidere sull’attrattività dell’ateneo non sono solo la provenienza degli iscritti, ma anche alcuni indicatori di performance. Il 67,9% degli studenti Unibo termina il proprio percorso nei tempi previsti, rispetto a una media nazionale del 58,7%. Il 15,7% ha svolto un periodo di studio all’estero riconosciuto dal proprio corso, dieci punti sopra il dato nazionale.
Nel complesso, il 61,9% dei laureati ha preso parte a un tirocinio formativo, percentuale in linea con quella italiana (61%). L’89,5% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria vissuta, mentre il 72% sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso ateneo.
Sul fronte occupazionale, i dati riferiti ai laureati di secondo livello usciti nel 2023 mostrano un tasso di occupazione dell’80,8% a un anno dalla laurea, leggermente superiore alla media nazionale (78,6%). Il 19,5% dei laureati prosegue un’attività lavorativa già avviata prima del titolo, mentre il 62,9% ha iniziato a lavorare solo dopo.
Tra i contratti attivati entro un anno, il 25,9% è a tempo indeterminato, il 23,7% a tempo determinato e il 7,3% riguarda attività autonome.
A cinque anni dalla laurea, la percentuale di occupati tra i laureati Unibo del 2019 sale al 90,8%, dato in crescita rispetto all’anno precedente (88,8%) e sopra la media nazionale dell’89,7%. Il 55,4% ha un contratto a tempo indeterminato, il 13,8% a tempo determinato e il 14,6% lavora in proprio.
Quanto ai settori d’impiego, il 61,2% dei laureati lavora nel privato, il 33,7% nel pubblico e il 5% nel non profit. L’area dei servizi è quella che assorbe la quota maggiore di occupati (78%), seguita dall’industria (20,6%) e, in minima parte, dall’agricoltura (0,9%).

