Dai ricercatori dell’Alma Mater un collirio contro il glaucoma

Un nuovo collirio derivato dal cordone ombelicale per contrastare il glaucoma: lo ha brevettato un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna che hanno realizzato il nuovo prodotto e verificato che il collirio ha effetti neuroprotettivi in grado di contrastare la malattia degenerativa della vista. La soluzione si basa sulle proprietà riparatrici del sangue contenuto nei cordoni ombelicali ed è in grado di trattare il deterioramento delle cellule nervose causato dal glaucoma, malattia che se non curata in tempo può portare anche alla cecità. 

La patologia, conosciuta per i suoi effetti anche con il nome di “ladro silenzioso della vista”, è causata dalla degenerazione del sistema nervoso che si ha con l’invecchiare. Il deterioramento coinvolge anche il nervo ottico e, unito ad un aumento della pressione nell’occhio, porta ad un progressivo peggioramento della vista. Il glaucoma colpirebbe circa un milione di persone in Italia, con maggiore incidenza sopra i 70 anni. Fino ad oggi la malattia è stata trattata principalmente con alcuni integratori alimentari, sulla cui efficacia, però, gli studiosi non concordano. Il nuovo collirio, invece, è stato testato con successo con prove in vitro, ex vitro e in vivo. 

Nello specifico, il prodotto è stato ideato da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale guidati dai professori Emilio Campos e Piera Versura. Come ha spiegato quest’ultima, il collirio è nato all’inizio per trattare alcuni gravi difetti dell’occhio, ad esempio alcune forme severe di secchezza oculare. I pazienti trattati hanno risposto bene alle cure e quasi tutti hanno riscontrato una riduzione notevole del dolore. “Grazie a questa osservazione abbiamo intuito che il collirio poteva anche avere degli effetti riparativi sulle cellule nervose danneggiate, grazie all’insieme di fattori di crescita che caratterizza, in natura, il sangue cordonale”, ha spiegato Versura. 

Il prodotto è stato quindi realizzato sfruttando tali fattori e, in particolare, utilizzando cordoni ombelicali donati dalle madri al momento del parto. Inoltre, i ricercatori sperano che gli effetti riparatori possano essere efficaci anche per altri tipi di malattie degenerative della vista. “Il sangue cordonale potrebbe rappresentare una potente combinazione di fattori trofici, cioè di quelle sostanze prodotte dall’organismo in grado di garantire la sopravvivenza delle cellule e di stimolarne la crescita«», ha sottolineato Versura. 

Allo studio hanno collaborato Marina Buzzi della Banca Regionale dei Tessuti, del Sangue Cordonale e Biobanca (ERCB) del Policlinico Sant’Orsola, Silvia Bisti dell’Università dell’Aquila e Claudio Velati dei Servizi di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia delle Aziende USL e Ospedaliera di Bologna. 

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