ASP Bologna fa una raccolta fondi per sostenere i propri operatori, Usb:«Non ci stiamo»

Il sindacato Usb di Bologna non ci sta alla raccolta fonda indetta dall’Azienda pubblica servizi alla persona di Bologna per “sostenere i propri operatori”.

Dirigenti con compensi tra 50 mila e 70 mila euro. Premi di produttività, raggiungimento obiettivi in media di 10 mila euro annui per ciascuno di loro. Quasi 700mila euro spesi in consulenze e prestazioni esterne. Patrimonio artistico, immobiliare e in affitto. E cosa fanno? Una raccolta fondi per sostenere i loro operatori. Un contro senso dell’Azienda pubblica servizi alla persona (Asp Bologna) denunciato oggi dal sindacato Usb (Unione sindacale di Base) che fa notare una pubblicità sul sito web dell’Asp di un’iniziativa chiamata “Sostieni gli operatori”. Una raccolta fondi, si legge sul sito, «per contribuire alla spesa  straordinaria che Asp affronta per la gestione delle strutture pubbliche della citta». Con lo slogan: “A Natale fai una donazione. Per i nostri anziani, per la nostra comunità. Per tutti noi”. 

Ma il sindacato Usb non  ci sta e scrive proprio all’Asp Bologna: «Carissima direzione di Asp, gli operatori non chiedono fondi alla cittadinanza. Gli investimenti nella Sanità , nei servizi socio- assistenziali pubblici, devono essere pubblici. Condizioni di lavoro dignitose, assunzioni stabili e investimenti nei servizi sanitari sono una responsabilità di ASP e Regione, non dei singoli cittadini che contribuiscono a sostenere le casse pubbliche quotidianamente». 

L’Asp Bologna è un ente pubblico i cui soci sono: al 97% il Comune di Bologna, al 2% la Città metropolitana di Bologna e all’1% la Fondazione Carisbo ed è – si legge sul sito – il risultato della fusione dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Poveri Vergognosi, dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Giovanni XXIII e dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona IriDes.
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