L’Emilia-Romagna prima in Italia nel fronteggiare il maltrattamento dei bambini

È stato presentato Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia dell’organizzazione umanitaria Cesvi e la regione Emilia-Romagna è risultata essere la regione meno vulnerabile.

L’Emilia-Romagna è la regione italiana con la maggiore capacità nel fronteggiare il problema del maltrattamento infantile, sia in relazione ai fattori di rischio presenti sul territorio regionale sia in relazione ai servizi di prevenzione e contrasto al fenomeno. A rivelarlo è la terza edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia “Restituire il Futuro” appena pubblicato dall’organizzazione umanitaria Cesvi e redatto da Giovanna Badalassi e Federica Gentile. Secondo posto per il Trentino-Alto Adige, terzo il Friuli-Venezia Giulia e quarto posto per il Veneto. In particolare l’Indice analizza la vulnerabilità al fenomeno del maltrattamento dei bambini nelle singole regioni italiane, attraverso l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio e della capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti. Il risultato è una graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell’Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi. 

L’Emilia-Romagna ha ottenuto il primato nazionale in relazione alla capacità di cura di sé e degli altri e alla capacità di lavorare. Si contraddistingue, inoltre, per un netto miglioramento della capacità di vivere una vita sana raggiungendo la 5° posizione del relativo sub-indice (lo scorso anno era 10°) e nella capacità di vivere una vita sicura (4° posizione, dietro a Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Umbria; lo scorso anno era 8°). Migliora di un punto anche la capacità di acquisire conoscenza e sapere (5° posizione nel 2020), stabile la capacità di accedere alle risorse (3° posizione, dietro a Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige). L’Emilia-Romagna si conferma, quindi, una regione “virtuosa” che combina bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio.

Il Quadro nazionale

Il quadro nazionale dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia è quello di un’Italia a due velocità: si conferma l’elevata criticità dei territori del Sud Italia che rispetto alla media nazionale registrano peggioramenti sia tra i fattori di rischio che tra i servizi, pur con diversi livelli di intensità. Solo la Sardegna registra un peggioramento dei fattori di rischio e un miglioramento dei servizi, circostanza virtuosa che la pone nel cluster delle regioni “reattive”. Le otto regioni del Nord Italia sono tutte al di sopra della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno si riscontra un’elevata criticità. In particolare, la regione che occupa l’ultimo posto sia in relazione ai fattori di rischio sia in relazione ai servizi in contrasto è la Campania, preceduta da Calabria (19°), Sicilia (18°) e Puglia (17°).

L’Indice è stato sviluppato sotto la guida di un comitato scientifico composto da Autorità Garante Infanzia e Adolescenza, Istat, MIUR, Istituto degli Innocenti, CISMAI, Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali ed è stato presentato in occasione di un incontro digitale che ha visto la partecipazione della ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti.

Impatto emergenza Covid

Dall’analisi sull’emergenza Covid-19 è emerso che la crisi che ne è derivata ha enfatizzato sia le criticità che i punti di forza strutturali già esistenti nelle varie regioni italiane in relazione al rischio di maltrattamento all’infanzia. In aggiunta, stanno emergendo i contorni di traumi di natura diversa a seconda dei territori della Penisola, e più direttamente legati all’asimmetria del contagio: mentre nel Nord Italia emergono con più frequenza traumi di natura primaria spesso legati ai lutti e alla loro difficile rielaborazione, nelle regioni del Sud si registrano le criticità derivanti da un maggiore disagio economico, acuito dalla crisi, e con un impatto su bisogni primari come l’accesso al cibo.  «In occasione dell’elaborazione del nostro Indice regionale, quest’anno abbiamo focalizzato l’attenzione anche sugli effetti dell’emergenza Covid-19 sul fenomeno del maltrattamento all’infanzia attraverso interviste a dodici operatori sociali che operano su tutto il territorio nazionale», spiega Valeria Emmi, Advocacy Coordinator Cesvi, sottolineando che «il quadro delineato fa pensare ad un forte impatto, anche se molti degli effetti verranno alla luce soltanto a lungo termine».

«La terza edizione dell’indice – continua la Presidente di Cesvi, Gloria Zavatta – mette in luce la necessità di disporre di dati più puntuali sull’entità del maltrattamento all’infanzia nel nostro paese e ridurre il divario sociale ed economico delle regioni del Mezzogiorno tramite l’attuazione pratica dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Socioassistenziale).

Inoltre, si conferma la necessità di adottare strategie di intervento a medio-lungo termine in grado di modificare in modo strutturale i comportamenti umani e promuovere politiche specifiche e mirate. A tal proposito Cesvi pone attenzione sul concetto della resilienza intesa come la strategia strutturale non solo di carattere “difensivo” ma anche di tipo propositivo e costruttivo, che permette agli individui di superare gli effetti dolorosi del maltrattamento all’infanzia, facendo leva sulle proprie risorse interne, trasformando forme di stress estremamente deleterie in occasioni di crescita. Cesvi, propone, in particolare, un modello d’intervento psicosociale denominato “Tutori di Resilienza”, già adottato in via sperimentale nel programma di contrasto al maltrattamento infantile attivato a Bergamo, Napoli e Bari e descritto nel manuale operativo Tutori di Resilienza nella Rete IoConto, realizzato da Cesvi in collaborazione con l’Unità di Ricerca sulla Resilienza (RiRes) dell’Università Cattolica di Milano».

Il fenomeno del maltrattamento sui bambini è forse la peggiore tra le emergenze sociali sia per la sproporzione di forze tra il maltrattante e il maltrattato sia per il tradimento della fiducia che i bambini ripongono negli adulti. Tutte le forme di maltrattamento hanno conseguenze gravi non solo sui bambini e sulle bambine, ma anche sulla società: gli ex bambini maltrattati, sono oggi adulti che vivono con un pesante fardello di dolore che spesso scaricano sui propri figli, generando un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale. In Italia si stima che 47,7 minorenni su 1.000 siano seguiti dai servizi sociali. Di questi quasi 100.000 sono vittime di maltrattamento. Il maltrattamento sui bambini è infatti la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i bambini crescono.

fonte: Cesvi

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