Inchiesta edilizia a Bologna, nuovi palazzi sotto accusa: altri cinque cantieri finiscono nel mirino dei comitati cittadini

Un nuovo capitolo si apre nell’inchiesta sull’urbanistica bolognese. Mentre continuano le verifiche giudiziarie nei palazzi già segnalati, i comitati dei residenti di alcune zone di Bologna segnalano altri cinque edifici considerati «mostri urbani». Potrebbe, quindi, arrivare un nuovo esposto che amplierebbe il fascicolo conoscitivo aperto a fine luglio, ancora senza indagati né ipotesi di reato.

I nuovi complessi edilizi, come anticipato dal Resto del Carlino, si trovano in diverse zone della città: nell’area ex scuole Ferrari di via Toscana, dove un edificio di otto piani ha sostituito una scuola di due; in via Scandellara, dove sono sorti palazzi fino a dodici piani al posto dei campi; nel comparto ex Tre Stelle tra via Rimesse e via Cavalieri, dove è previsto uno studentato di otto piani per oltre 500 posti letto; in via Renato Fava, con un nuovo edificio di otto piani; e nell’ex area Mercatone Uno di via Stalingrado, dove è in costruzione un complesso residenziale alto 24 metri.

Il primo esposto, depositato a dicembre da diciotto cittadini appartenenti a sette comitati, aveva acceso i riflettori su tredici interventi edilizi approvati dal Comune senza, secondo i firmatari, l’adozione del Piano Particolareggiato. Tra le aree citate figurano via Nadalini, via Canova, via Orlandi, via Calzolari, via Passarotti, via Spadini, via della Guardia e la P Tower di via Donato Creti. Quell’elenco, specificavano allora i comitati, era solo «indicativo e non esaustivo».

A guidare la rete dei comitati è Andrea De Pasquale, ex esponente del Pd, che spiega: «Tutto nasce dalla rabbia dei cittadini che, invece di aree verdi, parcheggi pubblici e piste ciclabili, si vedono spuntare sotto casa palazzi di dieci piani. Il nostro obiettivo non è dimostrare che ci sono delle colpe, ma provare a cambiare il modo con cui a Bologna vengono trasformate le aree. Lo scopo è civico-politico, cioè a favore della città, affinché si decida la destinazione delle aree parlandone con i cittadini».

Il Comune, dopo la diffusione della notizia dell’indagine, aveva replicato sostenendo che gli elementi dell’esposto fossero «infondati e contestabili nel merito» e garantendo «massima disponibilità» a collaborare con l’autorità giudiziaria. Ma i comitati avevano subito inviato una Pec all’amministrazione per chiedere chiarimenti sulle opere di compensazione, le monetizzazioni e le valutazioni sull’impatto delle nuove costruzioni.

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