Riparte il lavoro ma ormai è recessione, Cgil: «Serve visione concreta del futuro» 

Il mondo del lavoro mette il piede nella cosiddetta “fase 2”, lo fa timidamente, tra incertezze normative e, soprattutto, raccogliendo i cocci economici delle chiusure imposte dal periodo di lockdown. I due mesi di chiusura pressoché totale delle attività produttive hanno infatti trascinato l’economia del nostro territorio in una forte spirale recessiva.  Gli istituti di ricerca economica prevedono una contrazione del Pil regionale del 7%, una perdita delle esportazioni che raggiungerà il 10% e un rischio che il tasso di disoccupazione arrivi fino al 6 o al 7%. Numeri, e perdite, più alti di quelli della crisi del 2009 che, si prevede, solo in parte verranno recuperati nel 2021. 

La situazione del territorio bolognese, purtroppo, ricalca questa dinamica. Nei dati diffusi dall’organizzazione sindacale Cgil cittadina si legge una crisi che attraversa praticamente tutti i settori produttivi. Nel settore del commercio sono 28.000 i lavoratori collocati negli ammortizzatori sociali, mentre, in attesa delle direttive di riapertura il settore del turismo e della ristorazione/bar sono ancora fermi. Le aziende metalmeccaniche stanno gradualmente riprendendo l’attività, ma si stima comunque una riduzione di circa il 40% della normale capacità produttiva con circa 40.000 lavoratori coinvolti nella riduzione. 

Nel settore edile, dei circa 7.000 lavoratori del comparto, sottolinea la CGIL, il 90% era fermo dal 16 marzo scorso ma la ripresa ora è graduale, ad oggi siamo attorno al 30%. Tuttavia, per raggiungere nuovamente il 100% toccherà attendere almeno fino alla fine di maggio, la ragione di ciò è soprattutto nella difficoltà di operare in sicurezza e nell’applicazione dei protocolli previsti e concordati a livello nazionale.  Ci sono, invece, circa 5.000 lavoratori collocati nel Fondo Integrativo di sostegno al reddito (FIS), nel settore dei servizi alle persone e nel socio assistenziale, in attesa di capire cosa succederà sulle attività dei Centri estivi e sui servizi ai disabili dove, denuncia il sindacato, è praticamente tutto fermo. 

Nel tessile, la punta della Cassa Integrazione ha raggiunto i 10.000 lavoratori, di fatto questo settore è fermo ed è saltata la stagione. Si tenta la ripresa con il lavoro sui prototipi ma pesa l’incertezza sulla riapertura dei negozi che, non lavorando, fanno mancare gli ordini. Chimico, Gomma e Plastica, hanno ripreso l’attività a ritmo ridotto. Per questi ultimi sono state, in media, soltanto due le settimane di fermata totale. Sono, infine, 13.838 i lavoratori dell’artigianato interessati al sostegno al reddito tramite il fondo EBER. La ripresa di alcune attività sta riducendo in parte l’uso dell’ammortizzatore ma restano ancora fermi il tessile, parrucchieri e i servizi alla persona. 

Proseguono nel frattempo, fa sapere il sindacato, i lavori del Tavolo Metropolitano per il Lavoro per discutere come meglio applicare sui luoghi di lavoro i protocolli di Salute e Sicurezza, garantendone anche un controllo attraverso l’aiuto di Asl, Inail e Direzione territoriale del lavoro. «È presto per dare giudizi, sottolinea Maurizio Lunghi, segretario della CGIL di Bologna, però possiamo dire che abbiamo cercato di mettere le basi per un lavoro comune a garanzia della salute di chi è chiamato al lavoro, […] il ritorno alla normalità richiede tempo. Ognuno deve fare fino in fondo la propria parte, a partire dall’Europa con gli aiuti finanziari necessari, il governo che deve garantire e velocizzare l’applicazione dei decreti e soprattutto avviare il confronto nazionale sui temi dello Sviluppo futuro con Cgil, Cisl e Uil». 

Buone notizie arrivano invece dal fronte degli affitti. È stato infatti siglato nei giorni scorsi un protocollo di intesa con Comune di Bologna, Città Metropolitana, Università, Fondazione per l’Innovazione Urbana e Sindacati degli inquilini e dei proprietari per il sostegno agli affitti di studenti e famiglie colpite dall’emergenza Covid al fine di evitare anche pericolose tensioni sociali. Il protocollo è finalizzato, sottolinea la CGIL, ad incentivare le rinegoziazioni dei canoni di locazione alle famiglie che sono in difficoltà temporanea a causa dell’emergenza sanitaria, a promuovere la trasformazione dei contratti di affitto da canone libero a canone concordato ed a sostenere gli operatori dell’ospitalità extra alberghiera che vogliono affittare, in via transitoria, a studenti universitari, lavoratori in mobilità geografica e operatori sanitari. 

Nel frattempo, il corposo Decreto Rilancio che il Governo ha messo a punto in questi giorni con l’intento di far ripartire l’economia (circa 55 miliardi, quasi tre finanziarie in un colpo solo), dovrebbe dare nuova linfa economica a diversi settori, alcuni dei quali, ad esempio quello del lavoro domestico, rimasti fuori anche dai provvedimenti dei precedenti decreti. «Ci sono degli interventi giusti come il blocco licenziamenti, il prolungamento degli ammortizzatori sociali, dichiara Lunghi a proposito del nuovo decreto, però in una visione a breve periodo. Troppo breve. Sappiamo che la recessione avrà un’evoluzione medio lunga quindi serve un progetto di riforma strutturale che sappia rilanciare il Paese e accompagnare inevitabili processi di ristrutturazione dalle imprese alla Pubbliche amministrazioni. Occorrono più coraggio e capacità di scegliere i mercati e i prodotti del futuro con un investimento forte sullo stato sociale, sulla sanità, sulla scuola, la formazione e la ricerca. È necessario passare da un momento di crisi sanitaria ed economica ad un periodo di «sviluppo futuro con nuovi servizi e con un sistema paese capace di tenere al centro il lavoro e la salute, gli interessi economici e la tenuta sociale, un sistema fiscale più equo e distributivo della ricchezza prodotta. Solo così usciremo positivamente dalla recessione e creeremo nuovi posti di lavoro e un futuro per le nuove generazioni». 

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