C’è un lato meno celebrato delle commemorazioni ufficiali del 2 agosto: quello che ha lasciato centinaia di cittadini a piedi, senza spiegazioni e con 15 euro in meno in tasca. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, quando biciclette regolarmente parcheggiate in Piazza XX Settembre e nei pressi della stazione sono state rimosse in massa su incarico del Comune.
Tra le vittime di questa operazione, Davide racconta di aver lasciato la sua bici negli stalli pubblici dell’area pedonale accanto a Porta Galliera il 1° agosto, come fa abitualmente per motivi di lavoro. Al ritorno, la sorpresa: la bici non c’era più. Rimossa, come centinaia di altre, senza un preavviso adeguato e con cartelli che definire chiari sarebbe generoso.
L’operazione, legata all’ordinanza per la viabilità straordinaria in occasione del 2 agosto, solleva dubbi non solo per le modalità ma anche per la logica con cui è stata applicata. «I cartelli erano posticci, messi all’ultimo momento, poco visibili e collocati in punti che non lasciavano intendere il divieto per l’area dove avevo parcheggiato», spiega Belletti.
E non si tratta di un caso isolato. Un’avvocata pendolare racconta di aver lasciato la propria bicicletta nei pressi della stazione prima di salire sul treno per andare a lavoro. Al suo ritorno, stesso destino: bici scomparsa e segnaletica «ambigua e insufficiente».
Chi voleva recuperare il mezzo ha dovuto recarsi al deposito incaricato (Centro dell’Auto di Sabino Grossi), dove non sono stati richiesti documenti per accertare la proprietà ma è stato chiesto il pagamento di 15 euro. Una somma fissa, a prescindere dalla regolarità della sosta.
Stime ufficiose parlano di 300–400 biciclette rimosse in un solo giorno, per un incasso potenziale di oltre 6.000 euro. Tutto sulle spalle di cittadini che usano mezzi ecologici, in una città che si proclama “bike friendly”.
A rendere tutto più assurdo, il fatto che solo una parte delle biciclette della piazza sia stata rimossa: quelle sul lato opposto, in condizioni del tutto simili, sono rimaste al loro posto. Segno che l’operazione è stata, nella migliore delle ipotesi, incoerente.
La commemorazione del 2 agosto dovrebbe essere un momento di unità e rispetto per la memoria collettiva. Invece, per molti cittadini, si è trasformata in una giornata di sconcerto e frustrazione. Perché ricordare non può diventare un pretesto per fare cassa o punire chi si muove in modo sostenibile.
foto: da archivio dimostrativa

