All’Unibo in scena un processo alle disparità di genere nel mondo accademico

Giudice, giuria, prove e testimoni per indagare la poca presenza delle donne nella ricerca accademica: all’Oratorio San Filippo Neri l’11 aprile, studenti, ricercatori e personale dell’Università di Bologna metteranno in scena un vero e proprio processo all’americana con lo spettacolo “Processo alla ricerca. Senza donne si può?”. La rappresentazione metterà “sotto accusa” le disparità di genere nel mondo accademico e dopo il confronto fra le parti in causa il verdetto finale sarà deciso dal pubblico in sala e da una giuria.

Nel mondo della ricerca universitaria le posizioni di rilievo sono raramente occupate dalle donne che spesso restano, invece, nei retroscena. A giustificare il fenomeno ci sono spesso i luoghi comuni, come ad esempio il pensiero diffuso che le donne non siano in grado di studiare materie come la fisica o la matematica. Al genere femminile vengono, inoltre, imputate diverse debolezze, come l’essere poco ambizioso, incapace di fare squadra, di mettersi in evidenza ed emergere.

Per analizzare il tema Carlotta Pansa, autrice del canovaccio che verrà interpretato sul palco, ha effettuato alcune ricerche, raccogliendo articoli, video e diverso materiale sull’argomento. «I ricercatori dell’Università di Bologna hanno generosamente condiviso con me documenti e spunti personali. “Processo alla Ricerca: senza le donne, si può?” è il risultato dell’incontro e della contaminazione di saperi e competenze diverse», ha detto Pansa. Il materiale è stato poi rielaborato dalla ricercatrice Natalia Montinari con la consulenza delle professoresse Paola Govoni e Margherita Venturi. Il “giudice” incaricato di presiedere il processo è, invece, il ricercatore Matteo Cerri.

Lo spettacolo fa parte della rassegna “La ricerca in scena” realizzata in collaborazione dall’Università di Bologna, Fondazione del Monte e l’agenzia organizzatrice di eventi Mismaonda. Il progetto è nato con l’obiettivo di raccontare in modo nuovo la ricerca, i suoi metodi e i suoi risultati.

 

Foto: Università di Bologna

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