Dopo otto anni dall’accaduto, la Corte d’appello di Bologna ha emesso una sentenza storica: è stato condannato a quattro anni e due mesi l’uomo, ora 32enne, di origine marocchina per la violenza sessuale perpetrata su una ragazza di 17 anni su un vagone di un treno. La giovane era stata avvicinata da due uomini e, quando si accorse di aver perso il cellulare, venne convinta a seguirne uno in stazione, dove avvenne l’abuso.
Nel 2019, il 32enne era stato assolto in primo grado per insufficienza di prove, suscitando indignazione e un acceso dibattito pubblico, amplificato anche da dichiarazioni di un sacerdote su Facebook che avevano colpito la famiglia della vittima. Il sacerdote disse in sostanza che lei se l’era cercata, e di non provare pietà, costringendo la diocesi a prendere le distanze dalle affermazioni.
Otto anni dopo, il nuovo processo ha riconosciuto la sua responsabilità, confermando lo stato di incapacità della giovane a prestare consenso, aggravato dall’assunzione di alcol e droga. La Procura generale aveva chiesto sette anni, sottolineando «l’assoluto stato di incapacità della vittima ad esprimere consenso».
L’avvocato difensore, aveva chiesto l’assoluzione, citando la mancanza di prove, ma i giudici hanno deciso diversamente. La sentenza conferma anche che l’aggravante di somministrazione di droga non è stata provata.
La madre della ragazza ha commentato la decisione: «Spero che questa decisione possa essere utile anche per altre vittime di violenza inascoltate e non credute e credo che, pur a distanza di tanti anni, sia un risultato importante, in un momento storico come questo. L’imputato approfittò di una ragazza inerme e i giudici lo hanno riconosciuto. Io sono contenta, ma sarei stata contenta in ogni caso perché la cosa più importante è che dopo anni difficilissimi mia figlia ora sta bene. Anche se questo incubo non sarà mai cancellato del tutto, è riuscita a risollevarsi e ora possiamo tutti insieme affrontare il futuro con più serenità e fiducia nella giustizia».

