«Uccisione di Franco atto premeditato e intimidatorio, le autorità devono intervenire»

L’associazione LAV (Lega Anti Vivisezione) denuncia un atto di violenza premeditato nei confronti di un cane a Monte San Pietro, nel Bolognese, dove pochi giorni fa un cane meticcio, Franco, è stato brutalmente ucciso con un proiettile mentre passeggiava con il suo proprietario. L’uccisione è avvenuta nelle vicinanze del rifugio Riot Dog, che accoglie cani provenienti da situazioni di maltrattamento. LAV, impegnata a contrastare i maltrattamenti sugli animali, ha subito sollevato dubbi sulla natura della morte del cane considerandolo un atto premeditato e intimidatorio da parte dei cacciatori.

«Non possono più negarlo: l’uccisione di Franco sembrerebbe essere stato un atto premeditato e intimidatorio perché i cani liberi che passeggiano in natura insieme ai loro proprietari disturbano gli animali selvatici e non permettono ai cacciatori di muoversi liberamente per uccidere le loro prede. Quindi avrebbero scelto di punire chi ostacola il loro hobby sanguinario», ha dichiarato Annarita D’Errico, responsabile degli sportelli contro i maltrattamenti LAV.

La tragedia si è consumata in pieno giorno, quando Franco, accompagnato dal suo proprietario e da un altro cane, è stato colpito da un proiettile e successivamente il suo corpo è stato occultato. A pochi minuti dalla scoperta del cadavere, è stato trovato un grande striscione con scritto “qui è stato ucciso Franco”, mentre poco dopo sono apparse delle scritte minacciose: “hanno fatto bene. Meno cani in giro”.

LAV ha definito queste scritte come un’ammissione implicita del messaggio che i cacciatori intendono trasmettere: «E’ chiaro come queste due semplici frasi ci mettano di fronte ad una atroce verità, a cui abbiamo pensato fin dal principio e di cui adesso c’è stata una sorta di ammissione: i cacciatori non vogliono essere disturbati e lo hanno fatto capire molto chiaramente. La domanda che poniamo alle autorità è: davvero vogliamo lasciare spazio di manovra a chi, armato, si muove senza controllo e a stagione venatoria conclusa?», ha aggiunto D’Errico.

In risposta alla brutalità dell’accaduto, LAV ha chiesto alle autorità di indagare in maniera approfondita, richiedendo esami anatomopatologici sul corpo di Franco, attualmente sotto custodia dell’Istituto Zooprofilattico di Bologna, e analisi balistiche per determinare la dinamica dell’omicidio. Le telecamere di sorveglianza dell’area e il gps applicato alla pettorina dell’altro cane, che fortunatamente è riuscito a salvarsi, saranno cruciali per ricostruire il momento esatto dell’uccisione.

«Abbiamo anche chiesto che venissero visionate le telecamere dell’area e che fossero fatte indagini sul gps applicato alla pettorina dell’altro cane che era in compagnia di Franco, per miracolo risparmiato dal suo aguzzino, così da individuare con esattezza ora e luogo della sua uccisione», ha spiegato D’Errico, concludendo: «Non possiamo pensare di uscire a fare una passeggiata con i cani, con la nostra famiglia, con i nostri figli e non riportare a casa uno di loro perché ucciso da un proiettile. Franco e la sua famiglia meritano verità e giustizia!»

A fine novembre, la Camera dei Deputati ha approvato una proposta di legge per l’integrazione della disciplina sui reati contro gli animali, ma LAV sottolinea alcune criticità, tra cui l’inefficacia delle pene previste. «La Commissione Giustizia del Senato deve inserire questo tema nel suo ordine del giorno e approvare la nuova Legge con le modifiche necessarie», ha concluso l’associazione.

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