Quattro agenti della Polizia Penitenziaria sono dovute ricorrere alle cure del pronto soccorso dopo un’aggressione avvenuta nella Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna. L’episodio si è verificato nel Reparto Femminile, dove due detenute avrebbero aggredito due agenti dopo essere state richiamate per il loro comportamento. A denunciare l’episodio è Domenico Maldarizzi, segretario nazionale della UIL FP Polizia Penitenziaria: «Ormai non passa giorno senza che alla Rocco D’Amato un appartenente alla Polizia Penitenziaria finisca in ospedale. Siamo di fronte a una situazione che non può più essere considerata una semplice emergenza, ma che rappresenta ormai una condizione strutturale di grave rischio per il personale».
Questa nuova aggressione segue quella avvenuta 2 settimane fa quando altri 2 agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti nel reparto infermeria dove un detenuto avrebbe improvvisamente aggredito gli agenti impegnati nel servizio.
Maldarizzi chiede interventi da parte dell’Amministrazione penitenziaria e pone una domanda sulle misure da adottare dopo i nuovi episodi di violenza. «Cosa si aspetta prima di intervenire? Che qualcuno si faccia seriamente male? Non possiamo continuare ad assistere impotenti a una sequenza quotidiana di aggressioni, minacce e violenze ai danni di chi, con professionalità e senso del dovere, garantisce ogni giorno la sicurezza all’interno dell’istituto.»
La UIL FP Polizia Penitenziaria chiede inoltre che nei confronti delle detenute coinvolte vengano adottati provvedimenti ritenuti effettivamente deterrenti. Tra le richieste avanzate dal sindacato c’è anche il trasferimento delle due detenute.
Il sindacato contesta anche l’efficacia delle sanzioni attualmente previste, chiedendo una revisione delle strategie adottate per prevenire nuovi episodi di violenza all’interno dell’istituto. «Se le sanzioni attualmente previste non stanno producendo alcun effetto deterrente, è evidente che occorre intervenire e cambiare strategia. La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola a fronteggiare una situazione di violenza quotidiana».

