Turrita d’Argento Romano Danielli, maestro bolognese di burattini 

Romano Danielli costruisce i suoi burattini intagliandoli nel legno. 

La Turrita d’Argento va a Romano Danielli, maestro di Burattini a Bologna. Il riconoscimento è stato consegnato lo scorso giovedì pomeriggio dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore con questa motivazione: «Romano Danielli è il teatro dei burattini di Bologna, un’arte che ha contribuito a far crescere e rendere viva nella memoria del passato, del presente e del futuro della città». . La Turrita d’argento è un  riconoscimento che il Comune di Bologna riserva alle personalità che si distinguono per l’eccellenza nelle arti, nella scienza, nella cultura. 

Come lui stesso racconta, il maestro iniziò a ‘burattineggiare’ in una città che portava ancora addosso la polvere delle distruzioni causate dai bombardamenti e che mostrava le sue ferite, ma con una volontà di rinascita forte e necessaria. Appena ne ebbe l’occasione, entrò in una baracca: uno dei tanti teatrini stabili montati nelle piazzette di Bologna, nel quale si lavorava d’estate per circa tre mesi, presentando ogni sera una commedia diversa.
Da qui è iniziata la passione di Danielli, Maestro indiscusso dell’arte dei burattini, che è riuscito a portare in giro per il mondo e alla ribalta nazionale, attraverso anche il mezzo televisivo, con trasmissioni RAI come il Sabato dello Zecchino e la Banda dello Zecchino.

«Il primo spettacolo che vidi – racconta Danielli spulciando nei suoi ricordi – fu una sorpresa: ciondolando una sera vicino al centro della città, precisamente in via Marconi (ex via Roma) mi capitò di vedere uno di questi teatrini piazzato nel bel mezzo delle rovine; rimasi incantato, lo scenario era irreale, la flebile luce di alcune lampadine m’affascinò. Più tardi il burattinaio mi permise di entrare in quel modesto ‘tempio’ e li iniziai. Umberto Malaguti era stato in passato un attore di prosa, notai che aveva imposto a tutti un rigore e un rispetto che a me parve eccessivo; aveva ragione lui. In quei tempi in Emilia Romagna lo spettacolo dei burattini era assai diffuso e spesso si raggiungevano i 300-400 spettatori (paganti). Ricordo la famiglia dei Ferrari ancora operante, Sarzi Otello e la bravissima Gigliola, i Preti e i Maletti nel modenese. A Bologna Gualtiero Mandrioli, un Fagiolino importante particolarmente nelle commedie drammatiche, la famiglia di Ciro Bertoni perfetti nel maneggio, i Rizzoli, Presini e uno stupendo Fagiolino interpretato da Febo Vignoli. Andando in Romagna i Monticelli, marionettisti e burattinai ancora in auge, poi altri certamente. La mia formazione, ancora incompleta, è maturata assistendo ai loro spettacoli, rilevando le diversità interpretative e nei repertori’. 

Il suo amore per il teatro popolare lo ha portato, a seguito dell’incontro con Luciano Leonesi e Dario Fo nel 1956, ad essere tra i fondatori del G.T.V. (Gruppo Teatro Viaggiante), esperimento sociale che prendeva forma dall’idea di Bertolt Brecht di creare un teatro del popolo. Nel 1977, ha fondato la compagnia di teatro dialettale “I cumediànt bulgnîṡ” attivissima nel panorama cittadino ininterrottamente per oltre quarant’anni, di cui è stato autore, attore e regista. Ha collaborato con altre realtàculturali,i tra cui il Teatro Sperimentale città di Bologna, Teatro Perché, Compagnia della Fortuna. 

I protagonisti dei suoi spettacoli sono le Maschere classiche della “Commedia dell’Arte”, come il dottor Balanzone, Pantalone, Fagiolino, Brisighella, che partendo da antichi “canovacci” vengono rielaborate e attualizzate. Il suo Dottor Balanzone contiene mille sfaccettature, si parte dalla figura stereotipata di una “maschera di carnevale” per arrivare ad un personaggio complesso con ansie e psicosi tipiche del mondo contemporaneo. Un’arte quindi che affonda le radici nel passato, ma che riesce a reinventarsi e trasformarsi, nel rispetto della tradizione, arrivando a dare alla cultura popolare la dignità dei classici, un “teatro classico dei burattini” come lo ama definire Danielli stesso. 

Dopo tanti premi internazionali, mancava un riconoscimento nella sua città, che lo ringrazia per avergli donato radici così solide, fiorite e orgogliosamente popolari.  

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