Il PalaDozza ha risposto come sa fare nelle grandi serate: pieno, caldo, rumoroso. E per lunghi tratti ieri sera gara 1 delle semifinali playoff Fortitudo-Verona è stata esattamente la partita che una semifinale playoff deve essere. Tensione continua, contatti duri, possessi pesanti e la sensazione che ogni canestro potesse cambiare l’inerzia della serata. Alla fine l’ha spuntata Verona 60-59, ma ridurre tutto a un punto di scarto sarebbe troppo semplice.
Perché, al netto di un primo quarto complicato soprattutto per le bassissime percentuali offensive della Fortitudo, la partita è stata vera, intensa, persino bella nella sua durezza. Non una gara spettacolare nel senso classico del termine, ma una sfida ad alta tensione agonistica, di quelle che tengono il PalaDozza sospeso fino all’ultimo possesso. Ed è proprio questo che rende ancora più amaro il finale per la Effe.
Dopo l’avvio contratto, la squadra di Caja ha alzato il livello difensivo, ha trovato energia dal pubblico e ha costruito diversi momenti in cui sembrava poter mettere le mani sulla gara. Verona, però, non si è mai disunita. Ha giocato con ordine, con pazienza, senza farsi travolgere dall’ambiente e senza perdere lucidità nei possessi decisivi.
Ed è forse questa la differenza più evidente emersa in gara 1: Verona ha dato l’impressione di sapere sempre che partita volesse giocare. La Fortitudo invece è andata più a strappi, alternando ottimi momenti a passaggi in cui l’attacco si è fermato proprio quando serviva continuità. Non è mancata la voglia, non è mancata la tensione agonistica. È mancata semmai un po’ di fluidità nei momenti chiave.
Il finale, inevitabilmente, si porta dietro episodi destinati a restare nella memoria della serata. Ma una semifinale playoff non si spiega con un singolo tiro libero o con un ultimo possesso. Si decide dentro quaranta minuti fatti di dettagli, letture, energia mentale e capacità di restare lucidi quando il pallone pesa di più.
La serie ha confermato l’equilibrio che molti immaginavano: Verona ha conquistato il fattore campo, ma senza mai dare l’impressione di essere nettamente superiore. Allo stesso tempo, però, la Effe ha capito che in una semifinale di questo livello non basta l’intensità del PalaDozza per indirizzare le partite.
Adesso la pressione si sposta inevitabilmente su gara 2, ma senza il clima da resa dei conti che spesso accompagna una sconfitta interna nei playoff. E la Fortitudo, nonostante il ko, ha dimostrato di avere ancora tutte le carte per giocarsela fino in fondo.

