Feto morto a Bologna, l’AUsl prende le distanze

«L’autopsia non giudiziaria non ha provato che i sintomi accusati al primo accesso in ospedale siano stati la causa della morte del feto». È la dichiarazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna in merito all’evento accaduto venerdì scorso al Pronto Soccorso dove una donna africana, alla sua 32esima settimana di gravidanza, è andata prima con un forte mal di testa e poche ore dopo con un’emorragia che ha portato alla perdita del feto che portava in grembo. 

Secondo una ricostruzione data dalla stessa Azienda Usl, al primo accesso in ospedale, alle 22,42 di giovedì scorso, alla donna sarebbero stati eseguiti «tutti gli accertamenti diagnostici» e somministrata «la terapia opportuna» per i sintomi che accusava, ovvero cefalea e ipertensione. Al rientro alle 3 la sintomatologia sarebbe invece stata completamente diversa e, nonostante «l’immediato intervento cesareo», per il feto non ci sarebbe stato nulla da fare.  

«Dai controlli regolari, eseguiti durante il Percorso Nascita attivo dallo scorso mese di agosto, non erano emerse anomalie gestazionali»ha dichiara in un comunicato l’Ospedale Maggiore. Bisognerà quindi aspettare l’esame istologico per capire se si è trattato di una patologia acuta imprevedibile per la quale il Pronto Soccorso dell’azienda non avrebbe potuto fare nulla.  

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