Nel carcere di Bologna riparte il caseificio, detenuti al lavoro nella produzione di caciotte

Nel carcere della Dozza a Bologna è stato riattivato il caseificio interno dove tre detenuti sono già formati e coinvolti nella produzione di caciotte. A regime, il progetto prevede il coinvolgimento di sei persone private della libertà personale. L’iniziativa nasce dall’esperienza di “Fare Impresa in Dozza”, progetto promosso da G.D, Ima e Marchesini Group, e riprende dopo una prima fase avviata nel 2020 e durata pochi mesi. La ripartenza è stata possibile grazie all’intervento di Granarolo, che ha la sede principale a breve distanza dall’istituto penitenziario.

«Anche per questo – ha detto il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari – ci è sembrato naturale sposare questo progetto, per mettere a disposizione degli ospiti del carcere la possibilità di apprendere un mestiere e produrre qualcosa che ogni giorno esca dalle mura, lanciando un messaggio a tanti consumatori».

Il percorso produttivo parte dal latte fornito dalla cooperativa di allevatori Granlatte Granarolo, che viene pastorizzato nello stabilimento di via Cadriano e poi trasportato all’interno del carcere, dove viene trasformato in caciotte dai detenuti coinvolti nel progetto. Accanto a loro lavorano maestri casari, manutentori e responsabili della sicurezza e della qualità appartenenti alla galassia Granarolo, con funzioni di formazione e supporto.

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