Lo Stadio Olimpico di Roma si è tinto di rossoblù in una notte destinata a restare nella storia del Bologna. La squadra di Vincenzo Italiano ha battuto il Milan 1-0 in finale di Coppa Italia, riportando a casa un trofeo che mancava dal 1974. Una partita intensa, nervosa e carica di emozioni, decisa da un guizzo di Dan Ndoye al 53’. Una notte da eroi per una squadra che ha saputo unire qualità, sacrificio e spirito collettivo.
Alla vigilia della sfida, Vincenzo Italiano aveva chiesto ai suoi “spensieratezza e voglia di scrivere la storia”. La pressione era tutta dalla parte del Milan, come ammesso anche dal mister dei rossoneri Sergio Conceição: “Vincere la Coppa darebbe una soddisfazione ai tifosi in un’annata difficile”. Ma l’entusiasmo e l’identità del Bologna sono emersi con forza nel momento più importante.
Italiano ha dato fiducia dal primo minuto a Castro come centravanti dopo averlo gestito sul piano fisico in questo ultimo periodo in seguito all’infortunio subito. Fabbian ha completato il terzetto offensivo con Orsolini e Ndoye, mentre in mediana Freuler e Ferguson hanno dato sostanza e corsa. Nel Milan, Conceição ha scelto Jovic come terminale offensivo, supportato da Leao e Pulisic, con Fofana recuperato in extremis accanto a Reijnders in mediana.
La gara è cominciata con ritmi altissimi. Nei primi 10 minuti sono fioccate le occasioni: Jimenez spreca un assist di Leao, Castro impegna Maignan su una palla inattiva, poi è Skorupski a tenere in piedi il Bologna con un doppio intervento prodigioso su Beukema (autore di un quasi autogol) e Jovic.
Dopo questo avvio spettacolare, la partita si è incattivita. Ammonizioni, interventi duri, proteste: il primo tempo è stato una battaglia soprattutto mentale. Il Bologna ha palleggiato bene, cercando varchi con pazienza. Il Milan, invece, ha perso un po’ di fluidità, affidandosi principalmente alle iniziative isolate di Leao sulla fascia sinistra. All’intervallo il risultato è 0-0, ma la tensione è altissima.
Nella ripresa il copione è cambiato dopo pochi minuti. Al 53’, dopo una bella combinazione centrale orchestrata da Freuler e Fabbian, la palla è arrivata a Orsolini. La difesa rossonera ha murato il suo tentativo, ma il più rapido sulla respinta è stato Ndoye: che, in area, controlla, rientra sul piede forte e poi fa partire un destro preciso sotto l’incrocio. Il pallone è imprendibile anche per un poritere come Maignan e fa esplodere di gioia i tanti tifosi rossoblù arrivati a Roma.
Conceição ha provato a rimescolare le carte con l’ingresso di Joao Felix, Gimenez e Walker, passando a una formazione più offensiva. Ma il Milan non ha mai trovato il bandolo della matassa. Leao ci ha provato con generosità, ma i compagni non lo hanno mai seguito abbastanza. Skorupski ha controllato senza affanni, protetto da un Beukema monumentale e un Freuler instancabile. Italiano ha risposto con mosse intelligenti: dentro Pobega e Casale per rafforzare il centrocampo e per passare a una linea difensiva a cinque.
L’ultima porzione della partita è stata un capolavoro di organizzazione: Ndoye e Castro, poi stremati e sostituiti da Odgaard e Dallinga, hanno continuato a pressare alto, costringendo il Milan a impostare in affanno e poi aiutando a chiudere con discreta tranquillità le poche azioni create dai rossoneri.
Dopo sei interminabili minuti di recupero, l’arbitro Maurizio Mariani ha messo fine alla contesa. I giocatori del Bologna sono esplosi di gioia, mentre quelli del Milan si sono accasciati al suolo. Capitan De Silvestri ha alzato la Coppa sotto il cielo di Roma, affiancato da un Ferguson stoico, che ha incarnato lo spirito di questa squadra fino all’ultimo respiro. Lo scozzese, colpito involontariamente al volto, è rimasto ferito ma ha proseguito a guidare suoi dando l’esempio e senza mai alzare bandiera bianca.
Dopo 51 anni, il Bologna torna a sollevare un trofeo e lo fa nella maniera più nobile: con il cuore, il gioco e l’anima di una squadra che ha scritto la storia. Questa Coppa Italia non è solo un titolo, è un simbolo. Il simbolo di una rinascita, di un sogno diventato realtà. Bologna è tornata grande. E da oggi, nessuno potrà più dimenticarlo.

