No al ddl Sicurezza, a Bologna si prepara una nuova manifestazione

L’Emilia-Romagna si prepara a un’altra grande mobilitazione regionale, in programma il 22 febbraio a Bologna, per opporsi al disegno di legge sicurezza. L’assemblea organizzativa, aperta a tutti, si terrà il 1° febbraio alle 10 al Làbas, in vicolo Bolognetti 2. L’obiettivo è chiaro: costruire un fronte sociale capace di contrastare quello che gli organizzatori definiscono un attacco ai diritti, alla libertà e al futuro.

«La nostra regione, da sempre terra di conflitti e resistenze, terra di fatica e di riscatto, in particolare dopo le ultime alluvioni, non accetterà di vedere trasformati i diritti in reati, né permetterà che le piazze vengano svuotate dal terrore» si legge nella nota che accompagna l’iniziativa.

Secondo i promotori, il ddl sicurezza rappresenta un pericolo concreto per il tessuto sociale. «Insieme ai decreti già varati e alle nuove proposte, come lo “scudo penale” per le forze dell’ordine o le “zone rosse”, mira a disgregare il tessuto sociale e colpire chi si batte per una società più giusta», spiegano. Il messaggio lanciato dall’assemblea è netto: «Va ritirato. Non abbiamo intenzione di costruire solo un corteo, ma un grande momento di partecipazione collettiva che unisca chi non vuole piegare la testa di fronte a chi vuole imporre un regime di paura e controllo».

La mobilitazione si inserisce in una serie di iniziative già avviate. Il 17 gennaio si è tenuto un presidio, mentre il 25 gennaio ci sarà una manifestazione a Imola: il corteo partirà alle 11.30 dal piazzale della stazione e terminerà in piazza Caduti per la Libertà.

Intanto, sul disegno di legge si registrano anche le perplessità del Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella ha sollevato dubbi su alcuni punti critici, come il divieto di possedere una sim per i migranti senza permesso di soggiorno, il carcere per le donne incinte, la reclusione per la «resistenza passiva» in carcere o nei Cpr e l’elenco delle opere pubbliche contro cui sarebbe vietato manifestare. Tra i nodi sollevati figura anche l’eliminazione delle attenuanti, mantenendo solo le aggravanti in caso di violenze contro le forze dell’ordine.

Se le disposizioni non verranno modificate, il presidente potrebbe rivolgersi alla Corte Costituzionale. Dopo le osservazioni del Colle, il ddl potrebbe essere sottoposto a una terza lettura in Parlamento per cercare di ottenere l’approvazione entro due mesi.

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