Legge aree idonee Emilia-Romagna, ambientalisti: «Rischia di frenare le rinnovabili e aprire la strada ai ricorsi»

La nuova versione della legge regionale sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili in Emilia-Romagna resta, secondo Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente Emilia-Romagna e Italia Solare, non in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2035.

Le quattro realtà del settore energetico e ambientale, dopo l’analisi del testo uscito dalla Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa regionale, parlano di una legge che introduce vincoli considerati incoerenti con il percorso di transizione energetica, nonostante l’obiettivo regionale di coprire entro il 2035 l’intero fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili.

Al centro delle critiche c’è il limite alla potenza installabile in area agricola, giudicato non conforme alle norme nazionali che consentono alle Regioni di individuare ulteriori aree non idonee, ma non di introdurre tetti complessivi alla nuova capacità produttiva. Per le associazioni, si tratta di una previsione che contraddice anche l’impianto complessivo della strategia regionale.

Il testo chiarisce inoltre la metodologia per il calcolo dell’occupazione di suolo agricolo da parte degli impianti. Un elemento definito tecnicamente utile, ma che secondo le quattro organizzazioni rischia di tradursi in un freno alla realizzazione di impianti nelle aree rurali, con un effetto di blocco più che di pianificazione.

Nel comunicato viene richiamata anche una questione di coerenza complessiva sul consumo di suolo, con il confronto tra infrastrutture energetiche e altre opere come poli logistici e infrastrutture stradali. In questo contesto viene ribadito il potenziale dell’integrazione tra agricoltura e produzione di energia, in particolare attraverso l’agrivoltaico, già in crescita nella regione.

Un altro nodo riguarda la misura che limita la superficie agricola occupabile a livello comunale. Secondo Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente Emilia-Romagna e Italia Solare, questa impostazione rischia di penalizzare proprio i comuni più urbanizzati, dove la domanda energetica è più elevata e la disponibilità di suolo agricolo più ridotta.

Critiche anche alle differenze di trattamento tra data center e impianti industriali. Nel primo caso le aree idonee vengono individuate entro 50 metri, mentre per gli impianti industriali la soglia sale a 350 metri ma solo per quelli che producono emissioni in atmosfera. Una scelta giudicata incoerente rispetto ai consumi energetici, soprattutto per strutture come i data center, considerati altamente energivori.

Restano nel testo anche il divieto di realizzazione degli impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici. Quest’ultimo viene contestato perché ritenuto non rappresentativo della reale capacità produttiva degli impianti e potenzialmente penalizzante, con il rischio di aumentare il consumo di suolo necessario per ottenere la stessa produzione energetica.

Non mancano, tuttavia, elementi considerati positivi, come l’istituzione di un tavolo regionale di coordinamento per il monitoraggio dello sviluppo delle rinnovabili e delle reti elettriche e l’approfondimento dei parametri di analisi.

Nel complesso, Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente Emilia-Romagna e Italia Solare avvertono che le criticità ancora presenti nella legge potrebbero aprire la strada a ricorsi e chiedono ulteriori modifiche nel passaggio in Aula, sostenendo che il percorso verso gli obiettivi regionali al 2035 rischia di allontanarsi.

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