Fine vita medicalmente assistita, l’Emilia-Romagna approva la legge: previste procedure regionali per l’accesso

L’Emilia-Romagna approva la legge sul suicidio medicalmente assistito e diventa la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a disciplinare le procedure per dare attuazione ai principi stabiliti dalla Corte costituzionale. Il provvedimento introduce una Commissione di valutazione multidisciplinare e regole uniformi per la gestione delle richieste sul territorio regionale.

Dopo una lunga seduta dell’Assemblea legislativa e un acceso confronto politico, l’Emilia-Romagna ha dato il via libera alla legge sul suicidio medicalmente assistito, presentata da Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico, Civici e Movimento 5 Stelle, con primo firmatario Paolo Trande (Avs).

La norma ha ricevuto il voto favorevole di Pd, Avs, Civici e M5s, mentre Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno votato contro. L’obiettivo della legge, secondo quanto previsto dal testo approvato, è garantire procedure uniformi, tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente e pari accesso in tutta la regione, nel rispetto dei criteri indicati dalla Corte costituzionale.

La Commissione per valutare le richieste

La legge istituisce la Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam), organizzata per Area vasta, che avrà il compito di verificare la presenza dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La commissione potrà avvalersi del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica. La procedura sarà gratuita e dovrà prevedere che al paziente siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative.

Il confronto politico in aula

La legge è arrivata dopo l’esame avviato dalla Commissione Sanità dell’Assemblea legislativa a giugno. Il testo della maggioranza era stato abbinato anche alla legge di iniziativa popolare depositata nel luglio 2023 con 7.300 firme. Nel corso della discussione è emersa la contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

Per il centrosinistra, la norma non introduce un nuovo diritto, ma organizza sul piano sanitario un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale.

Il centrodestra ha, invece,contestato la scelta della Regione, definendola una «fuga in avanti» su una materia ritenuta di competenza statale. Secondo le forze di opposizione, la priorità dovrebbe essere il potenziamento delle cure palliative, degli hospice e dell’assistenza alle persone più fragili.

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