Il centro di Bologna si è risvegliato con vetrine infrante, muri imbrattati, auto incendiate e numerosi danni dopo gli scontri avvenuti al termine del presidio organizzato in memoria di Abderrahim Fakir, il 43enne morto domenica durante un intervento della polizia al Pilastro. Ma più che per Fakir, il presidio, fortemente voluto dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, come «momento di raccoglimento e partecipazione», è diventata una guerriglia urbana contro la polizia, quando un numeroso gruppo di partecipanti ha dato vita a momenti di scontri con gli agenti. Momenti di forte tensione si sono protratti per diverse ore, culminando in atti vandalici.
Vetrine distrutte e scritte contro la polizia nel centro di Bologna
Le conseguenze degli scontri sono evidenti in diverse vie del centro storico. Da via Ugo Bassi fino a via Veneziani, passando per l’area della Prefettura e di Palazzo d’Accursio, si contano vetrine danneggiate, muri ricoperti di scritte e arredi urbani distrutti. Tra i bersagli dei vandali figurano anche edifici pubblici e attività commerciali. Su una parete esterna della sede del Comune è comparsa la scritta “Fakir vive”, accompagnata da un insulto rivolto alla polizia. Numerose anche le frasi offensive contro le forze dell’ordine tracciate su muri e vetrine, insieme alla sigla “Acab”.
Particolarmente colpita anche la sede di Unipol all’angolo tra via Ugo Bassi e via Veneziani, dove sono stati registrati ingenti danneggiamenti.
Auto incendiate e danni ai cantieri
I disordini hanno interessato anche il cantiere tra via Rizzoli, via Indipendenza e via Ugo Bassi, dove sono stati danneggiati materiali e una parte della pavimentazione recentemente realizzata. Durante i momenti di maggiore tensione alcuni manifestanti hanno prelevato sedie e ombrelloni dai dehors di alcuni locali per utilizzarli contro gli agenti della polizia
Due auto parcheggiate davanti a Palazzo d’Accursio, una Fiat Panda e una Fiat Punto, sono state incendiate. Per spegnere uno dei roghi è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

