Per la prima volta all’Ospedale Maggiore di Bologna è stato prelevato un cuore da un donatore a cuore fermo. L’intervento, eseguito nelle scorse settimane, ha incluso anche fegato e reni. La procedura, nota come cDCD – Donation after Circulatory Death, consente il prelievo di organi solo dopo l’accertamento del decesso tramite criteri cardiaci, con un elettrocardiogramma continuativo di 20 minuti, come previsto dalla normativa italiana. Grazie a tecniche avanzate di riperfusione, il cuore può recuperare pienamente la sua funzionalità ed essere destinato al trapianto.
«Un gesto di straordinaria generosità dei donatori e delle loro famiglie», sottolineano i medici, «capace di trasformare una perdita in una concreta opportunità di vita per altri pazienti». L’intervento ha coinvolto più di trenta professionisti tra l’équipe della Rianimazione e della sala operatoria, il team ECMO, il Coordinamento Ospedaliero Procurement del Maggiore, oltre ai cardiochirurghi, cardioanestesisti e tecnici di perfusione cardiovascolare dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, in stretta collaborazione con il Policlinico di Modena.
Fino a pochi anni fa il prelievo da donatore a cuore fermo riguardava principalmente organi addominali, meno sensibili alla carenza di ossigeno. La riuscita dell’operazione dimostra come competenze diverse, organizzazioni integrate e fiducia reciproca possano rendere possibile un’innovazione clinica di alto livello.
Il Centro Riferimento Trapianti dell’Emilia-Romagna, attivo dal 1997, coordina la rete regionale che collega 24 ospedali segnalatori e tre centri trapianto: Parma per rene e rene-pancreas, Modena per fegato e rene, Bologna per rene, rene-pancreas, cuore, fegato, polmone, intestino e multiviscerali. Dal 2016 in regione sono stati eseguiti oltre 380 prelievi DCD e, dal 2023, 19 prelievi di cuore, con un incremento dei trapianti cardiaci superiore al 20%.
foto: Ausl Bologna

