Il Viminale avrebbe avviato un’istruttoria sul presidio per Fakir organizzato dal sindaco Matteo Lepore in piazza Nettuno il giorno dopo la morte di Fakir, per verificare le modalità con cui il Comune si sarebbe rapportato con Questura e Prefettura prima della convocazione della manifestazione.
Il Comune di Bologna in un comunicato stampa (arrivato anche alla nostra mail di redazione) ha confermato che alle 20,16 di domenica 19 luglio «ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio. Poco dopo, il Gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della Prefettura e della Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente di le forze dell’ordine avrebbero appreso dell’iniziativa attraverso gli organi di informazione e la nota stampa diffusa dal Comune di Bologna nella serata di domenica».
Il presidio, convocato dopo la morte di Abderrahim Fakir, avrebbe poi registrato momenti di tensione culminati negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Palazzo d’Accursio, intervenendo sulla ricostruzione del quotidiano, avrebbe precisato che non sarebbe arrivata «alcuna richiesta di annullamento del presidio» durante «le due interlocuzioni telefoniche con Prefettura e Questura la mattina di lunedì».
L’istruttoria del Ministero dell’Interno riguarderebbe quindi il percorso seguito prima dell’organizzazione dell’iniziativa e il rapporto istituzionale tra amministrazione comunale e autorità di pubblica sicurezza.
Le reazioni politiche
Sul caso intervengono l’europarlamentare della Lega Anna Cisint e il capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Bologna Matteo Di Benedetto, che chiedono chiarimenti al sindaco Matteo Lepore.
«Se fosse confermato che il Comune non ha richiesto preventivamente un confronto con Prefettura e Questura prima di convocare la manifestazione in piazza Nettuno, ci troveremmo di fronte ad un fatto di una gravità inaudita. Da quanto risulta, l’Amministrazione si sarebbe limitata a dare comunicazione dell’iniziativa a Prefettura e Questura nello stesso momento in cui la annunciava ai giornali, senza richiedere alcuna valutazione preventiva alle autorità competenti. Una scelta incomprensibile e irresponsabile, soprattutto alla luce del clima di forte tensione che si era creato in città. Perché il sindaco Lepore non ha seguito quella che è la normale prassi istituzionale? Forse perché sapeva che Prefettura e Questura gli avrebbero sconsigliato di organizzare quella piazza in quel momento?».
Secondo Cisint e Di Benedetto, il sindaco dovrebbe chiarire «se vi sia stato un reale confronto preventivo con le autorità di pubblica sicurezza o se si sia limitato a una semplice comunicazione contestuale all’annuncio alla stampa».

