Una serie di diffide e PEC inviate al Comune di Bologna da Animal Liberation e altre associazioni ambientaliste ha scatenato polemiche sulle elezioni del nuovo presidente della Consulta del Verde, previste per il 17 ottobre. Al centro della disputa, la presunta convocazione di componenti decaduti per mancanza di partecipazione, che, secondo le associazioni, sarebbero chiamati a votare nonostante abbiano violato i requisiti di presenza previsti dal regolamento.
Le accuse di Animal Liberation
Lilia Casali, presidente di Animal Liberation, ha ribadito la sua posizione in merito alla vicenda, sostenendo che il Comune di Bologna starebbe violando il regolamento vigente. Durante l’udienza conoscitiva dell’VIII Commissione consiliare il 27 settembre, Casali aveva già sollevato il tema delle assenze ingiustificate di numerosi membri della Consulta. Secondo la presidente, la partecipazione di questi componenti “pluriassenti”, che avrebbero mancato fino a 12 delle 14 sedute, renderebbe illegittima l’elezione del nuovo presidente.
«È assolutamente illegale l’intenzione del gruppo PD e di Coalizione Civica di violare il regolamento vigente e convocare membri che hanno fatto fino a 12 assenze su 14 sedute o altri pluriassenti che comparivano solo raramente per votare come desiderato dai “padroni del vapore», ha dichiarato Casali, puntando il dito contro le consigliere Simona Larghetti e la vice sindaca Emily Clancy, accusate di voler manipolare la votazione a favore di un candidato gradito all’amministrazione.
Il ruolo del regolamento e l’accusa di violazione
Il regolamento della Consulta del Verde stabilisce chiaramente che i componenti che hanno accumulato un alto numero di assenze ingiustificate decadono automaticamente dalla carica. Casali e le altre associazioni chiedono che il Comune rispetti questo principio, evitando la partecipazione di chi non ha più diritto a votare.
Il presidente dell’VIII Commissione consiliare, Vincenzo Naldi, è stato esplicitamente chiamato in causa, con la richiesta di far rispettare le regole senza deroghe arbitrarie. «Il Comune deve decidere: o rispetta i regolamenti o li stracci», ha aggiunto Casali, sottolineando che una votazione irregolare porterebbe all’elezione di un presidente “illegittimo”.
Pronte azioni legali e il legame con le politiche ambientali
Animal Liberation, insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha annunciato di essere pronta a ricorrere alle vie legali qualora il Comune prosegua con quella che definiscono una “convocazione illegittima”. Tuttavia, Casali ha affermato che l’associazione non abbandonerà la Consulta del Verde, ma continuerà a lottare per ripristinare la legalità e difendere gli interessi ambientali e dei cittadini di Bologna.
Le associazioni ambientaliste hanno espresso forti preoccupazioni anche per le recenti politiche del Comune, che includono abbattimenti di alberi, cementificazioni e consumo di suolo. Secondo loro, la scelta di un presidente compiacente potrebbe facilitare ulteriormente queste operazioni, mettendo a rischio il verde pubblico e gli spazi naturali della città.
Il voto del 17 ottobre, tra irregolarità e timori per il futuro
Il voto del 17 ottobre sarà cruciale per definire il futuro della Consulta del Verde. Le associazioni temono che la partecipazione di componenti decaduti possa portare all’elezione di un presidente meno critico nei confronti delle politiche comunali, compromettendo il ruolo stesso della Consulta come organo di controllo e partecipazione.
La vicenda ha suscitato preoccupazioni anche tra i cittadini, molti dei quali si sono uniti alle proteste per difendere il Parco Don Bosco e altre aree verdi minacciate dagli interventi dell’amministrazione comunale.

