Il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna rischia di perdere ancora personale infermieristico mentre i livelli istituzionali continuano a confrontarsi sulla necessità di maggiori risorse dal Governo. A lanciare l’appello è Pietro Giurdanella, presidente del Coordinamento regionale degli Ordini degli infermieri, che invita la Regione ad attivarsi con gli strumenti già disponibili per affrontare le criticità più urgenti.
Il riferimento è anche alle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Michele de Pascale, che ha parlato del rischio di un progressivo indebolimento del sistema sanitario regionale. Giurdanella, intervistato dall’agenzia Dire, condivide l’allarme ma chiede un cambio di passo immediato: «Va bene aspettare la cavalleria, ma intanto iniziamo anche a tirare qualche freccia».
Tra i nodi evidenziati c’è quello delle risorse economiche, dopo la riduzione legata al taglio delle accise che, secondo il rappresentante degli infermieri, avrebbe sottratto circa 86 milioni di euro alla sanità regionale. Ma il problema, sottolinea, non riguarda solo i finanziamenti nazionali.
Uno dei temi più urgenti è quello della carenza di personale. A Bologna, spiega Giurdanella, l’ultimo concorso nell’area metropolitana ha registrato poco più di 500 candidati, contro gli 8.000 del 2018. Un dato che evidenzia un forte calo di attrattività della professione e del territorio.
«Cosa aspettiamo? Il ministero non ci porterà più infermieri a Bologna e non risolverà il problema della casa o del traffico», osserva Giurdanella, richiamando l’attenzione su fattori locali che incidono sulla scelta di lavorare in regione.
Tra le proposte avanzate c’è un intervento strutturale sul tema abitativo e universitario. Secondo il presidente del Coordinamento regionale degli Ordini degli infermieri, la Regione potrebbe attivare un piano casa in collaborazione con il Comune di Bologna e avviare un confronto con i rettori delle università per rafforzare l’attrattività dei corsi e degli studentati.
«Dobbiamo riuscire a fare quello che si può fare con gli strumenti che abbiamo. Un piano casa può venire benissimo dalla Regione, in accordo con il Comune», afferma Giurdanella, che insiste anche sulla necessità di investire nella formazione e nel riconoscimento delle competenze professionali.
Il tema della fuga di personale resta centrale. «Intanto che si parla i nostri stanno andando all’estero. Ormai parliamo di migliaia di persone, sia in Italia sia in Emilia-Romagna. Ed è un peccato, perché li formiamo», aggiunge.
Il dialogo con Regione e Comune di Bologna è già avviato, ma per Giurdanella non basta: serve un’azione coordinata che coinvolga più livelli istituzionali e che intervenga su formazione, organizzazione sanitaria e valorizzazione delle competenze.

