La prima parte del discorso di ieri del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, alla commemorazione della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, è stata costruita attorno ai temi della memoria, delle vittime e della ricerca della verità. Il sindaco ha richiamato il ruolo dei familiari delle 85 persone uccise, il valore delle sentenze definitive e la risposta collettiva di Bologna alla strage. Una prima parte dal forte valore istituzionale e identitario.
È nella seconda parte dell’intervento, invece, che il discorso si sposta maggiormente sull’attualità, collegando la memoria del 2 agosto ai temi politici e sociali del presente e assumendo una dimensione più marcatamente comunicativa.
In questa seconda parte del suo intervento, Lepore ha costruito una narrazione centrata sulla difesa dell’immagine di Bologna come città democratica, solidale e antifascista. Il messaggio arriva in una fase politica delicata per il primo cittadino. Dopo la morte di Abderrahim Fakir al Pilastro e la manifestazione organizzata dal Comune, seguita dagli scontri avvenuti in centro città, Lepore è stato al centro di numerose critiche da parte di cittadini e opposizioni.
Nei giorni successivi il sindaco ha sostenuto che una parte delle contestazioni ricevute online sarebbe riconducibile anche a gruppi organizzati (persino dal movimento Maga americano) annunciando un esposto alla Polizia postale per verificare eventuali campagne coordinate. Parallelamente ha presentato anche denunce nei confronti di alcune persone per presunte minacce ricevute sui social. Insomma, non un bellissimo momento politico di Lepore a pochi mesi dalle prossime elezioni comunali.
Il discorso di Lepore del 2 agosto e la difesa della narrazione su Bologna
Uno dei passaggi più significativi del discorso è l’apertura della seconda parte dell’intervento: «Qualcuno racconta Bologna come una città cupa, dilaniata, quasi consumata dall’odio e dalla paura, io vedo un’altra città». Con queste parole Lepore introduce una contrapposizione tra due immagini della città. Da una parte una Bologna descritta come segnata da conflitti e tensioni. Dall’altra una città solidale, inclusiva e capace di prendersi cura dei più fragili.
Dal punto di vista comunicativo, la scelta è chiara: il sindaco non si limita a ricordare la strage del 2 agosto, ma interviene anche sul racconto pubblico della Bologna contemporanea. Il passaggio può essere letto come una difesa dell’identità della città e, indirettamente, dell’azione politica dell’amministrazione comunale in un momento segnato da forti contestazioni.
La memoria del 2 agosto collegata ai temi politici attuali
Nel discorso Lepore collega poi la strage del 1980 ai fenomeni del presente, parlando della «cultura della morte» e citando episodi legati ai linguaggi contro i migranti e alle manifestazioni con simboli riconducibili all’estrema destra. «Sono linguaggi diversi da quelli del 1980, ma nascono dalla stessa radice», afferma il sindaco, indicando nella deumanizzazione il punto comune tra fenomeni storicamente differenti.
Il “noi” di Lepore e la costruzione di una comunità di valori
Un altro elemento centrale del discorso di Lepore del 2 agosto è l’utilizzo del “noi”. «Ora spetta a noi, spetta a noi: le italiane e gli italiani. Bologna chiama l’Italia. Rimettiamoci in cammino».
Il ricorso al “noi” è una tecnica utilizzata nella comunicazione politica. Serve a rafforzare il senso di appartenenza e a definire una visione comune. Anche il finale segue questa impostazione: «Noi che non lasceremo più questa piazza e questa città».
Un discorso istituzionale con elementi di comunicazione politica
Il discorso di Lepore del 2 agosto non può essere definito un comizio elettorale in senso stretto. Non contiene richieste di voto, candidature o programmi politici. Tuttavia, nella seconda parte dell’intervento sono presenti alcuni elementi tipici della comunicazione politica: la costruzione di un’identità collettiva, la contrapposizione tra diverse narrazioni della realtà e il collegamento tra memoria storica e battaglie culturali contemporanee.
La strategia comunicativa scelta dal sindaco appare, quindi, orientata a difendere una precisa immagine di Bologna: quella di una città democratica, solidale e antifascista, contrapposta a una rappresentazione più negativa emersa anche nel dibattito seguito alle recenti contestazioni.
Per alcuni collegare la strage del 2 agosto ai fenomeni contemporanei significa mantenere viva la lezione della storia. Ma è solo una parte della medaglia. C’è il rischio di trasformare una commemorazione di una strage in un momento di difesa politica.

