Lepore minimizza il crollo nei consensi e se la “gira” a suo favore, o almeno ci prova

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore incassa un duro colpo nei sondaggi, ma sceglie di non guardare in faccia la realtà. Mentre il gradimento nei suoi confronti crolla, piazzandolo al 58esimo posto nella classifica annuale del Sole 24 Ore sul consenso ai sindaci dei capoluoghi di provincia italiani (penultima posizione in Emilia-Romagna per Lepore), il primo cittadino di Bologna evita ogni autocritica. Al contrario, sembra che abbia voluto in qualche modo ribaltare la lettura dei dati cercando di trasformare un evidente segnale di sfiducia in una dimostrazione di stabilità.

Cosa ha detto Lepore

«Il sondaggio del Sole 24 Ore ci dice che l’85% dei sindaci e delle sindache mantengono un consenso superiore al 50%. Un dato prezioso in un’epoca di forte instabilità e mancanza di punti di riferimento», ha commentato Lepore, glissando sul dato che lo riguarda direttamente. Un modo abile – ma anche tipicamente politico – per spostare l’attenzione e salvare la faccia di fronte a numeri che raccontano ben altro.

Nessun accenno al fatto che, rispetto all’inizio del mandato, la fiducia dei bolognesi sia sensibilmente calata. Nessun segno di autocritica per decisioni che hanno diviso l’opinione pubblica o per la gestione dei grandi cantieri cittadini, spesso al centro di polemiche. Invece, Lepore rilancia: «Quando si fanno delle scelte e si aprono dei cantieri dopo anni che non si facevano, si mette nel conto che ci siano persone che non condividono quelle scelte, così come i disagi per i lavori pubblici e la mobilità. Credo che il lavoro di trasformazione della città pagherà a beneficio di tutti i cittadini e le cittadine», insiste Lepore.

Una dichiarazione che suona come un passar sopra sullo scontento diffuso in città. Ma la lettura dei dati è impietosa: a pochi anni dall’inizio del mandato, il sindaco perde terreno. La città appare divisa e il malumore per i disagi legati ai lavori pubblici, alle scelte urbanistiche e alla mobilità sembra aver lasciato un segno profondo.

Più che un’occasione per riflettere sull’operato della sua amministrazione, Lepore coglie l’opportunità per difendersi e ribadire che «il lavoro pagherà». Ma il segnale arrivato dai cittadini è chiaro, e ignorarlo potrebbe avere un costo politico ancora più alto.

Condividi