Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha deciso di bloccare sui social la nostra testata giornalistica, la Gazzetta di Bologna, impedendo di visualizzare i suoi post e i suoi video così come commentare o taggare il suo profilo nei contenuti pubblicati e riguardanti il primo cittadino. Dopo il blocco su Instagram avvenuto la scorsa estate, nelle ultime ore anche la pagina Facebook del giornale è stata oscurata dal sindaco (o da chi gestisce le sue pagine ufficiali).

Un comportamento che richiama alla memoria quanto già vissuto in passato dal direttore della Gazzetta di Bologna con Matteo Salvini, quando la gestione dei social del leader della Lega era affidata alla cosiddetta “Bestia”. Non a caso esiste ancora oggi un gruppo Facebook chiamato “Quelli bloccati da Matteo Salvini”, con circa 9.000 membri.

Chiediamo a Lepore il perché di questa lecita scelta, ma opinabile. Alla Gazzetta di Bologna appare come una reazione a un lavoro giornalistico che spesso riflette le critiche dei cittadini e racconta opinioni che non sempre coincidono con la narrazione del governo cittadino. Se non è per questo motivo, allora il sindaco ci dia spiegazioni.

L’impostazione del giornale resta chiara: essere vicino ai cittadini con il nostro diritto di cronaca, di critica e di satira, strumenti essenziali per la democrazia e il dibattito pubblico. E proprio per questo il blocco appare come un gesto infantile e poco coerente con la cultura progressista e democratica che Lepore rivendica.

Ad agosto il blocco su Instagram

Lo scorso 1° agosto il direttore aveva chiesto via mail all’ufficio stampa del Comune una spiegazione sul perché la pagina Instagram del sindaco risultasse irraggiungibile dalla pagina del giornale. La risposta fu lapidaria: «Questo è l’ufficio stampa istituzionale del Comune di Bologna e non si occupa della gestione dei social del sindaco». Alla successiva richiesta di conoscere chi gestisse quei canali, l’ufficio stampa non ha più fornito alcuna risposta.

La scelta di aver bloccato le nostre pagine social ci appare difficilmente conciliabile con il dovere di trasparenza di un sindaco verso la stampa.

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