A Bologna c’è un Comune su un altro pianeta, si contraddice da solo e non ascolta quasi mai i cittadini: gli ultimi 3 casi

L’amministrazione comunale di Bologna sembra vivere in un’altra città, o forse su un altro pianeta. Lunedì, durante lo sciopero e la manifestazione pro Gaza, sono stati registrati danni per 18mila euro tra cassonetti incendiati e imbrattamenti sui muri, costi che ricadranno sui cittadini. Eppure il sindaco Matteo Lepore ha dichiarato: «A Bologna c’è stata una grande manifestazione per la Palestina, con decine di migliaia di persone che hanno sfilato pacificamente». Prima tutto pacifico, poi danni ingenti (?), con due comunicati che si contraddicono (sic!).

E ancora. La petizione contro l’introduzione della dieta religiosa Halal nelle mense scolastiche e per una scuola laica avrebbe superato le 11.000 firme. Ma lo scorso lunedì una delegazione di cittadini, a quanto ci risulta, avrebbe incontrato l’assessore alla Scuola Daniele Ara e le funzionarie comunali Veronica Ceruti e Chiara Serafini (Responsabile Controllo qualità pasti e prassi igieniche servizi 0-6, – già Coordinatrice Politiche Sociali Coop Alleanza 3.0)., alla presenza di rappresentanti della LAV e di Animal Liberation. «Due ore di discussione per un prevedibile nulla di fatto. Il Comune, come ha ribadito Daniele Ara, è convinto della scelta fatta e non intende ripensarla. A nulla valgono le 11.000 firme raccolte», scrive sui social Carlo Terrosi della cooperativa Macchine Celibi che ha ideato la petizione.

Ara avrebbe ribadito che si tratta di un «piano di educazione alimentare» finalizzato a ridurre il consumo di carne. Peccato che, come ammesso dallo stesso assessore su Bologna Today il 30 luglio, si tratta dell’introduzione della dieta halal, decisa dopo un dialogo con la comunità islamica.

E non finisce qui. Gli alberelli in vaso piazzati nel centro storico per 128mila euro, presi da un fondo per l’emergenza climatica tramite ordinanza d’urgenza del sindaco Lepore, erano troppo piccoli per fare ombra e sono diventati motivo di scherno tra i cittadini. Eppure il Comune sostiene che «la sperimentazione ha funzionato e l’Amministrazione è intenzionata a ripeterla anche l’estate prossima». Magari ancora una volta con un’ordinanza urgente da parte del sindaco che cancella l’obbligo di un appalto pubblico? Ci si chiede dubbiosi.

A volte sembra che questo Comune stia amministrando un’altra Bologna a nostra insaputa.

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