Sull’Appennino bolognese censiti alberi secolari di pregio, mappati tasso, ulivo e leccio monumentali

Tre alberi di particolare valore storico e naturalistico sono già stati individuati nell’Appennino bolognese: un tasso dalle dimensioni eccezionali a Monte Acuto di Lizzano in Belvedere, un ulivo secolare vicino all’Abbazia di Monteveglio e un grande leccio nel Parco dei Gessi Bolognesi a Ozzano dell’Emilia. Sono alcuni dei primi risultati del censimento degli alberi antichi avviato dall’Ente Parchi dell’Emilia orientale nelle aree protette del territorio.

Il progetto ha permesso di raccogliere informazioni su numerosi esemplari arborei considerati di particolare interesse, grazie alle segnalazioni arrivate soprattutto dai volontari delle Guardie Ecologiche Volontarie di Bologna, insieme al contributo dei Carabinieri Forestali, dei collaboratori dell’Ente Parchi, del Wwf e di cittadini.

La mappatura riguarda alberi secolari, piante monumentali e filari storici che, in molti casi, sono rimasti isolati rispetto agli habitat forestali protetti e hanno attraversato le trasformazioni del paesaggio montano. Per l’Ente Parchi si tratta di un patrimonio naturale legato alla memoria dei luoghi e alla storia delle comunità locali.

Tra gli esemplari individuati spiccano il tasso di Monte Acuto, caratterizzato dalla presenza di più fusti e da dimensioni considerate rare per l’Appennino, l’ulivo vicino all’Abbazia di Monteveglio, la cui circonferenza testimonia la presenza storica della coltivazione dell’olivo nel territorio bolognese fin dal Medioevo, e il leccio di Ozzano dell’Emilia, radicato all’interno del Parco dei Gessi Bolognesi.

Secondo l’Ente Parchi, il censimento ha restituito «un mosaico botanico e geografico molto variegato che rispecchia la ricca biodiversità del territorio appenninico, con esemplari appartenenti a moltissime specie differenti». Gli alberi individuati rappresentano «testimoni viventi delle culture e degli eventi del passato, strettamente legati alla storia e all’identità delle comunità locali».

La ricerca non è ancora conclusa. Una seconda fase di rilevamento e schedatura proseguirà fino alla fine del 2026, con l’obiettivo di individuare nuovi esemplari in aree ancora poco esplorate, tra cui il Contrafforte Pliocenico, dove convivono specie tipiche degli ambienti mediterranei e alberi dell’alta montagna come il faggio.

«Il lavoro svolto dai volontari e da tutti i soggetti coinvolti è stato straordinario», ha dichiarato il presidente dell’Ente Parchi Emilia Orientale Tiberio Rabboni, sottolineando che il censimento rappresenta «non solo un’operazione scientifica, ma un concreto atto di tutela verso le radici storiche e naturali del territorio».

Al termine della raccolta delle segnalazioni, una commissione di esperti valuterà gli alberi individuati. Gli esemplari ritenuti più significativi saranno poi segnalati alla Regione Emilia-Romagna per l’eventuale riconoscimento della protezione giuridica permanente, in accordo con i proprietari dei terreni.

L’obiettivo finale è anche quello di rendere accessibile il patrimonio raccolto attraverso una pubblicazione dedicata, sia cartacea sia digitale, che permetta di conoscere e valorizzare gli alberi storici dell’Appennino bolognese.

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